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L'olio Cignale premiato per la dop Aprutino Pescarese

Al concorso (premiazione il 26 aprile) sono risultati sei gli oli dop abruzzesi finalisti su 63 in totale. Per la dop Aprutino Pescarese frantoio Hermes e Azienda Agricola Cignale di Penne. Nella Gallery la cerimonia di Sorrento per la consegna dei riconoscimenti

da Il Centro del 26 marzo 2013, di Jolanda Ferrara

PESCARA. «Le dop sono uniche e irripetibili, nicchia del mercato dell’olio extra vergine di oliva ma sinonimo di qualità italiana del prodotto certificato: un'occasione di rilancio del made in Italy. I piazzamenti ai primissimi posti conquistati dai produttori abruzzesi nei vari concorsi e categorie premiano tutta l'olivicoltura regionale per anni marginalizzata, dimostrando che la qualità raggiunta non è seconda a nessuno". E' il commento di Silvano Ferri, presidente nazionale di FederDop Olio, all'indomani della proclamazione capitolina dei vincitori dell'XI edizione del premio Sirena d'Oro - concorso nazionale dedicato agli oli dop e igp, promosso dalla Città di Sorrento con Unaprol e FederDop Olio- che anche quest'anno vede primeggiare l'Abruzzo con la Sirena d’argento al fruttato leggero dell’azienda agricola Tommaso Masciantonio di Casoli, Dop Colline Teatine (Frentano). Al concorso (premiazione il 26 aprile) sono risultati sei gli oli dop abruzzesi finalisti su 63 in totale. Per la dop Aprutino Pescarese frantoio Hermes e azienda agricola Cignale di Penne, per la dop Colline Teatine oltre al vincitore (Trappeto di Caprafico, Casoli), l'azienda agricola La Selvotta di Vasto; per la dop Colline Teramane l'azienda agricola De Antoniis di Sant'Omero e il frantoio Montecchia di Morro d'Oro.

Ferri, abruzzese di Moscufo e presidente del Consorzio di tutela dell'olio dop Aprutino Pescarese, si accalora con la passione di sempre mentre passa in rassegna i risultati della recente indagine dell'Ipr marketing di Noto che identifica - con il 58% delle preferenze dei consumatori scelti da un campione nazionale- l'extravergine di oliva come simbolo identitario dell'enogastronomia italiana da salvare.

L'olio risulta in testa a vino (51%), formaggi e latticini (30%), pasta (28%). Altra conferma dell'appeal dell'extravergine di oliva nella scelta enogastronomica e del suo ruolo trainante per il turismo arriva da una ricerca effettuata nel giugno scorso dalla Camera di commercio di Pescara. «Il primato assoluto dell'olio extravergine d'oliva la dice lunga su questo prodotto simbolo della dieta mediterranea patrimonio dell'umanità. L'olio e l'olivo sono percepiti come prodotti identitari, un grande brand dell'Italia, trasversale, perché si produce dalle Alpi al cuore del Mediterraneo. I prodotti abruzzesi» sottolinea Ferri «possiedono le caratteristiche per sviluppare opportunità di commercializzazione anche all'estero perché identificano perfettamente territorio, paesaggio, cultura e tradizioni della nostra regione. Siamo la quinta regione in Italia per quantità di olio prodotto; la nostra produzione è quasi totalmente di extravergine di oliva, biologico, monovarietale e a denominazione di origine protetta. Comunque oli di altissima qualità e valore, una ricchezza non ancora adeguatamente sfruttata. Basti pensare che il più alto contenuto di polifenoli (antiossidanti che proteggono dal rischio di malattie degenerative, ndc) è nelle olive italiane». «Per i nostri prodotti» continua Ferri «si rileva grande attenzione perché la tendenza dei consumatori è orientata verso oli con garanzie di tutela provenienti da oliveti italiani. E in Abruzzo possiamo vantare almeno 25 cultivar: varietà di olive autoctone, espressione schietta del territorio e dei suoi microclimi. Non dimentichiamoci che la qualità nasce dal campo e si certifica nel frantoio. Oggi il frantoiano è come un direttore d'orchestra, agli spartiti musicali sostituisce le partite d'oliva e da queste registra il meglio all'interno del suo frantoio con le macchine a disposizione: frangitore, gramola decanter e centrifuga». Va detto inoltre che i continui premi e menzioni hanno la loro utilità nel dare visibilità al settore. «Fa particolarmente piacere che i premiati siano giovanissimi come nel caso di Tommaso Masciantonio, quinta generazione nell'azienda di famiglia, quest'anno classificatasi al primo posto al Sol d'oro di Verona. Segno confortante di come i giovani scommettano sull'agricoltura in un momento difficilissimo» commenta Ferri.

«I riconoscimenti conquistati aprono quote di mercato sia nell'horeca che nella grande distribuzione a vantaggio di un prezzo che finalmente ripaga dei costi di produzione e rende il settore competitivo. Deve finire la preoccupazione di chi produce dop e si vede spinto a barattare il proprio prodotto d'eccellenza nella speranza di venderlo. La concorrenza sleale delle contraffazioni alimentari e dell'agropirateria è un delitto alla salute dei consumatori e alle imprese sane del nostro Paese».

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